Comunicare bene, usando al massimo 7 parole

Intervista a Claudio Calzana, ex professore delle superiori, dirigente di marketing, titolare di un’impresa nel settore multimediale, romanziere, ideatore di 7parole.

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Parliamo con…

Brevitas, concinnitas, sintesi, minimalismo. Scrivere un testo breve, ma completo, è una delle sfide più ambiziose per la comunicazione. Il nostro intervistato ne ha fatto un portale, un blog, una community che spopola sui social.

 

A voi, l’intervista a Claudio Calzana, ex professore delle superiori, dirigente di marketing, titolare di un’impresa nel settore multimediale, romanziere, ideatore di 7parole.

Da dove nasce l’intuizione di costruire un progetto culturale attorno a un vincolo apparentemente così rigido come sette parole?

Fin da piccolo sono stato attratto dalla brevità. Era un pallino che all’inizio confinava con l’esattezza, poi ha imboccato la strada della polisemia. L’incontro con autori e autrici della forma breve ha fatto il resto. A suo tempo ho avuto la ventura di conoscere Augusto Monterroso, colui che a giudizio di Italo Calvino ha scritto il miglior racconto breve della storia. Racconto che conta per l’appunto 7 parole. Da qui deriva il mio progetto, nella convinzione che più un vincolo è stretto più stimola la creatività.

 

Molti sostengono che i social abbiano impoverito il linguaggio. Tu concordi con questa analisi o vedi anche effetti positivi?

I social sono un mezzo straordinario, se intesi come intelligenza condivisa; hanno però il tremendo limite di consentire a chiunque di far sentire la propria voce. Un tempo, certe persone sarebbero state invitate al silenzio, anche bruscamente, oggi qualcuno viene addirittura amplificato. Ma il futuro dei social è legato alla qualità: abbiamo e avremo sempre meno tempo, la battaglia per ottenere attenzione sarà spietata.

 

Se dovessi descrivere il valore della comunicazione in sole sette parole, quali sceglieresti?

In 7 parole si può dire tutto. O quasi.

 

In un buon racconto di sette parole e in una buona campagna pubblicitaria esistono elementi comuni?

Certamente. Devono saper raccontare, divertire, emozionare, sorprendere: ovvero devono coinvolgere un lettore piuttosto che un cliente. E devono essere brevi, icastici. La perfezione si raggiunge quando non c’è più nulla da togliere. E ogni termine è scelto con cura, inserito al posto giusto.

 

Qual è secondo te l’errore più frequente che commettiamo noi del settore della comunicazione quando raccontiamo un Brand?

Dimenticare due aspetti: la storia della marca, che spesso è una storia di famiglia; e le attese del cliente finale, che non sono soltanto razionali, in vista della soluzione di un problema, ma emotive, legate a desideri e timori.

 

Secondo te un’intelligenza artificiale potrebbe vincere un torneo di 7Parole?

L’IA traduce dall’inglese e talvolta consegna testi più lunghi. In altri casi, perde la dimensione più propriamente narrativa, per tacer della sorpresa, elemento decisivo per fare di un racconto un buon racconto. Ma per quanto riguarda gli iscritti al 7Parole non temo questa concorrenza: il valore delle nostre sfide sta nel farcela senza aiuti. Nessuno inserisce le parole crociate del Bartezzaghi in Chat per avere la soluzione.

 

Quali sono le sette parole che meglio raccontano 7parole oggi?

Ti rispondo con Shakespeare: «La brevità è l’anima dell’ingegno».

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Brevitas, concinnitas, sintesi, minimalismo. Scrivere un testo breve, ma completo, è una delle sfide più ambiziose per la comunicazione. Il nostro intervistato ne ha fatto un portale, un blog, una community che spopola sui social.

 

A voi, l’intervista a Claudio Calzana, ex professore delle superiori, dirigente di marketing, titolare di un’impresa nel settore multimediale, romanziere, ideatore di 7parole.

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