Moto, scooter, elettricità. Il futuro delle due ruote è già qui?
Come si spiega il +10% del mercato motociclistico tra il 2024 e il 2023?
Il picco è dovuto in sostanza alle autoimmatricolazioni delle case e dei concessionari a causa della fine dell’omologazione Euro5: è arrivato l’Euro 5+.
Al netto di queste 20mila moto in più, il mercato è sano e in salute, e comunque stabile su livelli numerici elevati.
Cosa pensi del fatto che le moto crescono addirittura più degli scooter? Sta cambiando qualcosa?
Le moto in Italia crescono di più perché negli ultimi 8-10 anni il mercato ha visto la comparsa di modelli cinesi a basso costo e di buona qualità (ad esempio, Benelli e Moto Morini) che rendono la moto concorrenziale e appetibile rispetto allo scooter di media-grossa cilindrata.
Vecchia storia: l’elettrico sta trasformando la moto in un elettrodomestico oppure la tecnologia sta riuscendo a dare un sapore alla guida grazie alla nuova alimentazione?
Ancor più dell’automotive, il suo mondo è il motomotive
Ha guidato, ha scritto, ha raccontato il mondo delle due ruote, collaborando con la rivista Motociclismo e con Eurosport. Ha fondato il magazine Riders ed è stato il volto di TG2 Motori. Oggi, è membro della redazione di Quattroruote.
Ecco a voi l’intervista a Roberto Ungaro su presente e futuro delle due ruote.
Buona lettura!

L’elettrico non sfonda nelle moto per problemi legati al peso della batteria e alla sua autonomia, ma anche perché snatura il mezzo; lo rende, per l’appunto, sempre più simile a un elettrodomestico (non sottovalutiamo l’importanza, per il motociclista tradizionale, della questione rumore).
Negli scooter potrebbe trovare una sua ragione d’essere (in prospettiva, sarà l’unico modo di girare su due ruote nei centri urbani del futuro, così come avviene già oggi in India) ma, a livello europeo, non riesce a sfondare.
Cosa succederà nei prossimi anni? Il cambiamento climatico può essere un amico del mercato?
A livello “mondo”, la moto cresce perché garantisce mobilità nei Paesi popolosi e in forte sviluppo (Cina, India, Indonesia, Vietnam, Filippine, ma anche Nigeria e Sudan).
A livello Europa-Italia, la moto ha discreti margini di crescita. Molto dipende dai costi dell’elettrico (potrebbe diventare finalmente popolare) e dalla durata delle batterie (possono crescere molto, anche grazie allo sviluppo dell’industria della telefonia mobile, da cui esse derivano).
Hai guidato di tutto nella tua vita, il tuo cuore su quale moto è rimasto?
A livello emozionale, la Honda 500 2T da gran premio degli anni 2000 è stata sconvolgente. Una dimensione che non appartiene al motociclista comune. Più vado avanti, più mi piace guidare le mie moto anni ’70, ’80, ’90: un’esperienza analogica, dove la meccanica la senti, la vivi, la tocchi.
In sintesi, la cosa interessante è questa: se nelle auto la transizione elettrica ha servito su un vassoio d’argento ai cinesi la possibilità di superarci e conquistarci, sfruttando il fatto che l’Unione europea richiede che entro il 2035 le auto in circolazione siano tutte elettriche, nelle moto sta accadendo la stessa cosa, anche senza questa stessa opportunità. Mi spiego: per quanto riguarda le moto, non ci sono normative stringenti che ne limitano o vincolano la produzione in Europa – come avviene per le auto – ma, nonostante questo, i cinesi stanno comunque crescendo molto e ottenendo risultati significativi.
Ci hanno studiati, siamo andati là noi a produrre (e gli abbiamo dato il know-how), ci hanno comprati (Benelli, Morini, Morbidelli, ecc.), lasciando furbescamente il centro stile qui, e ora sono inarrivabili come offerta e come rapporto resa/prezzo.
Fino a poco tempo fa producevano solo cilindrate piccole, ma ora sono arrivati anche in quelle grosse. In Europa è antieconomico produrre, anche per i marchi premium o artigianali/esclusivi, non c’è possibilità di controbattere.
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